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Agosto
17
2012

Giovedì 23 agosto: Les Spritz + Bogong in action + Hysm? duo

Scritto da c.s.o.a. Angelina Cartella

Les Spritz
Chitarre acuminate come rasoi, sound dislessico, stop and go inattesi, la ritmica di una mietitrebbia: tutti requisiti che definiscono una band di capaci musicisti che nel punk-blues purulento degli ultimi vent'anni vedono forse più che solo un riferimento. Del resto, quante persone sono impazzite per One Dimensional Man? Per quanto mi riguarda, decisamente troppe. Non importa se copi Mozart, Soul Coughing o Jesus Lizard, di fatto resti sempre e comunque un copione. La linea che infatti separa l'ispirazione dal plagio è spesso sottile ed ambigua come le carezze di alcuni pretuncoli. Nel caso di questo power trio messinese, qui al secondo disco, il discorso prende contorni che mi rendono più indulgente e particolarmente attento: benchè fin troppo presente l'ispirazione ZZ Top / Shellac è piacevolissimo distinguere anche certe cavalcate ritmiche maideniane quanto alcune decorazioni U2 periodo anni ottanta. Strano melange che non genera dispersione a terra quanto un flusso armonico (apprezzabilissimo lo sporadico uso della voce) talvolta legato ai due riferimenti principali, ma che comunque scorre e ammalia. Gli arrangiamenti sono buoni e il suono è ipercollaudato ed affilatissimo. Ancora una volta, la sicilia non delude, alla faccia dei polentoni neo-melodici.

Bogong in action
Se prendiamo come standard questo tipo di Puglia, posso dirmi assolutamente d'accordo con Caparezza: andiamo tutti a ballare/pogare/muoverci/saltare su questo genere di musica. In particolare nel caso di And That If Piggod! del trio tarantino Bogong In Action, la voglia di muoversi è davvero dura da tenere a bada. Cinque pezzi, per poco meno di nove minuti, che i fan di gruppi come Arab on Radar e Hella possono rischiare di amare. Una chitarra in pennata veloce, come una lavatrice durante la centrifuga, apre l'album con The giant tomatoes of krusciov. Di lì a pochi secondi, un'altra chitarra e la batteria arriveranno in soccorso a costruire e – allo stesso tempo – demolire la struttura del brano. E sarà sempre così, per tutta la durata del mini album: rumore (per il sano gusto di farlo, basta ascoltare le petit fleur (bar)), casino, chitarre dannatamente casinare e batterie disastrate, tutto condito da un'elettronica devastante, come martelli pneumatici in marcia nel centro città, a distruggere tutto, così, random. The dog with six legs si apre con un synth degno del migliore Zach Hill, che continua per tutti i centonove secondi, mentre tutto intorno fa più casino possibile. Derby crash è un pezzo punk (così come la selvaggia cavalcata finale Brenda is not alone), in abiti no wave: è veloce, martellante, procede come si deve per tutta la sua durata, senza lasciarti decifrare nemmeno un minimo riff, niente di niente (non che sia una cosa negativa, anzi). Non c'è nulla di fuori luogo, è tutto (pur nella sua breve durata) totalmente azzeccato allo scopo: fare male alle vostre orecchie e far muovere le vostre gambe e la vostra testa.

Hysm? duo
Duo? Ma siamo sicuri? Ascoltando How to hypnotize (your friends) non si direbbe proprio. Ogni brano è pienissimo di rumori, suoni, caratteri diversi. Ma loro, lHysM?duo si, sono solo in due. E concepiscono questo lavoro buttandoci dentro di tutto: dal noise allambient, dalla no-wave al surf, dal math a te. Si, tu ascoltatore, che se non stai attento vieni risucchiato nel vortice di generi che il duo sa metter su con maestria. Si parte da un casinista noise-rock strumentale, con tanto di stacco in salsa samba-tribale, che scivola in un finale per piano basso e ridondante dal nome nuovo cinema paraculo. E il finale del primo brano, calmo, non rumoroso, è un anticipazione di quello che verrà, almeno nel secondo brano: arte culinaria è un ambient per percussioni da cucina. E poi, pezzo nuovo, suono diverso. Il cinismo del pupazzo è un pseudo-funky con stacchi di tutti i generi: dal metal al noise, passando per la psichedelia e limmancabile casino. Stragedy, invece, costruisce un palazzo partendo da basamenti no-wave per chitarra e cianfrusaglie; passando poi ad arredare quello che hanno costruito con (s)tragedie rumorose, distorte, caotiche. Cattive abitudini (vi suggerisce qualcosa?) fonde disturbi random e parole in reading, adagiando il tutto su un tappeto post per chitarra e batteria leggera. E dopo linizio televisivo-filosofico/da/due/soldi di il posto di heidegger si riparte di nuove su carreggiate noise, con cartelloni pubblicitari in salsa latino-americana, con incidenti no-wave che si prolungano fino ad inversioni, che sembra un prolungamento della traccia precedente: un secondo in meno di due minuti di secchiate no-wave, casuali, interrotte da divertimenti buttati lì. Nel successivo passo avanti, la gente che conosco, si uniscono un riff di chitarra semi-math ad un sax a metà tra lounge e arty. E lalbum si conclude con la suite che dà il nome allalbum: how to hypnotize, prima parte, è un otto-minuti di quasi ambient batteria/sax/effetti che vola nella psichedelia, ben vestito in un abito post; la seconda parte di questa (ipotetica) suite, your friends, è un semplice outro vocale che ascolti ma che ti lascia la mente libera di pensare a cosa hai appena ascoltato. Un lavoro pieno di belle idee e buon rumore, che sa come si fa, a non risultare troppo pesanti.