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Aprile
28
2009

L'intervento di Aldo Chiantella

Scritto da c.s.o.a. Angelina Cartella

L'intervento del partigiano Aldo "Fieramosca" Chiantella durante l'iniziativa per festeggiare la Liberazione ed i 7 anni di occupazione del Cartella

25 APRILE 2009
Compagne, Compagni
Grazie per avermi voluto ancora qui con voi per onorare questa ricorrenza.
La vostra presenza attenta e partecipe mi conforta e mi incoraggia a riproporvi anche quest’anno di ritornare col pensiero per alcuni, con la memoria per altri, a quella data che ha segnato una svolta decisiva e positiva nella storia del nostro popolo, una svolta che ne ha cambiato il destino.

É il 25 APRILE del 1945, la grande terribile tragedia di una guerra feroce che ha rinnegato ogni pietà ed esaltato il valore della violenza, é alla conclusione; lascia dietro di sè cinquanta milioni di morti, un incredibile numero di città distrutte, un intero continente coinvolto in una condizione di estrema miseria e stravolto nella sua organizzazione sociale politica ed economica, una realtà apocalittica che lascia poco spazio alla Speranza. Tuttavia la storia insegna che i popoli, dopo le sventure, dopo le tragedie sanno quasi sempre recuperare misteriose energie che consentono loro di riprendere il cammino.

Il 25 aprile del 1945 é stato per il nostro popolo l’inizio di un grande speranza, una speranza che i nostri partigiani, i combattenti per la libertà avevano cominciato a costruire, giorno dietro giorno, dopo l’8 settembre 1943, combattendo tenacemente contro le SS di Hitler e i sicari di Mussolini per quasi due anni, affrontando con grande coraggio enormi disagi, pericoli continui e spesso la morte. Sono oltre 35mila i caduti per la Resistenza ed ogni regione ha pianto le sue perdite, perché anche se i partigiani hanno combattuto solamente al centro-nord, tutte le regioni sono state rappresentate tra i combattenti ed i caduti.

Il dato indicato prima è evidenziato nel libro “Partigiani di Calabria” del compianto Enzo Misefari, nobilissimo tentativo di testimoniare la presenza della Calabria tra quei combattenti e quei morti.

Nelle ricorrenti rievocazioni della Resistenza viene prevalentemente privilegiato l’esito finale, l’esaltazione della vittoria, le piazze delle città brulicanti di partigiani e di popolo che inneggiano alla libertà conquistata.

Quest’anno ritengo opportuno orientare la vostra attenzione sull’aspetto più significativo della Resistenza, quello dell’impegno profuso nella lotta dai combattenti, sul significato di quella sofferenza, di quel sacrificio, di quella paura.

Vorrei tentare insieme a voi di scendere con umiltà e pudore, nell’animo di un singolo partigiano, immaginando una identificazione con lui, ripercorrere la strada che lo ha portato dall’8 settembre ‘43 al 25 aprile ‘45. Trasferiti in quella dimensione temporale ecco che quella strada ci apparirà terribilmente pericolosa e difficile, ogni alba sarà carica di interrogativi e di ansie, il nemico sarà sempre un’insidia imprevedibile e spesso ci aggredirà in condizioni di terribile svantaggio, mettendo concretamente a rischio la nostra vita. I trasferimenti da un luogo ad un altro più sicuro saranno necessari e le nostre forze saranno messe a dura prova, perché le montagne sono alte ed aspre e spesso pioverà e spesso sarà la neve a fiaccare la nostra resistenza. Al tramonto, quando le squadre saranno rientrate dalle rispettive missioni e le condizioni di sicurezza saranno garantite, ci avvolgeremo nel nostro telo da tenda e sotto un albero tenteremo di superare la notte.

Sarà così per ogni giorno, per lunghi, lunghissimi mesi. Dentro quel telo sottile e insufficiente, mentre ci circonda la notte e il fiato caldo non riesce a vincere i brividi che ci fanno tremare, la malinconia richiama il mondo dei sentimenti e vorremmo avere notizie dei parenti, della ragazza che abbiamo lasciata a valle e sentiamo di essere tagliati fuori dal mondo e ci domandiamo il significato di quel nostro ritrovarci rifugiati sotto un albero, sopra un cuscino di neve.

Ma abbiamo vent’anni e guardiamo alla vita come ad una sfida che mette in discussione il significato dell’essere vivi e ci sentiamo orgogliosamente coinvolti nel tentativo di recuperare i valori fondamentali dell’esistenza, quali la libertà, la dignità e la tutela di ogni altro diritto che rende la vita degna di essere vissuta. Alla luce di questa consapevolezza ci sentiamo coinvolti con fierezza e determinazione a continuare la strada intrapresa e l’alba dell’indomani ci troverà pronti a continuare la lotta.

Ho voluto coinvolgervi in un assurdo tentativo di identificazione con un passato lontano oltre sessant’anni e lontano in ogni senso da gran parte di voi; ma sento che lo spirito che vi anima, gli ideali che vi spingono a sventolare ancora una bandiera che ha rappresentato per tutto un secolo, quello appena passato, i simboli del lavoro e della libertà, quello stesso spirito vi abbia aiutato ad entrare nell’animo dei compagni di allora che generosamente ci hanno restituito libertà e diritti.

La comprensione di quei sacrifici, il significato che sapremo attribuire a quanti sono morti per il nostro riscatto ci forniranno gli elementi necessari per valutare le attuali condizioni della nostra vita democratica e la nostra volontà di tutelarla. Non vi è più alcun dubbio che la nostra democrazia é sottoposta a rischi di manipolazioni di diversa natura, da quelle forze politiche in atto al potere che si ispirano nei fatti a metodi reazionari e fascisti e negli atteggiamenti grotteschi e ridicoli a personaggi che la storia ha da tempo giudicato e condannato.

É necessario prendere atto che esiste una volontà, una operazione di demolizione delle strutture democratiche costruite sui principi proposti e difesi dai combattenti della Resistenza, una volontà che lentamente, con furbizia, utilizzando tutti i metodi suggeriti dalla scienza della comunicazione, tende ad espropriarci della capacità di distinguere il vero dal falso di tutelare con discernimento i nostri diritti ed i nostri interessi. Qualcuno potrebbe eccepire che la nostra condizione attuale è la conseguenza fatale del corso della storia, che nel suo divenire opera mutazioni, cambia certe idee, trasforma man mano la realtà. Ma la storia è scritta dall’uomo, e nel bene e nel male ne è sempre l’uomo l’artefice ed il responsabile.

Il richiamo alla responsabilità é rivolto soprattutto alla nostra parte politica che ha, nel tempo, sottovalutato la pericolosità di un individuo spregiudicato che, con la sua capacità istrionica, l’ausilio dei mezzi di comunicazione in suo possesso e la complicità i di una destra recuperata alla dignità della politica ha da quindici anni rubato la scena, recitando un copione come salvatore della patria e risolutore di tutti i problemi.

Stiamo assistendo da troppi anni alla recita di una commedia cinica e grottesca che ci farebbe anche sorridere se non fosse in gioco la nostra convivenza democratica e il rispetto delle regole costituzionali.

Compagni abbiamo pagato un prezzo enorme alle nostre esitazioni, ai nostri distinguo, alle nostre insofferenze, alle nostre presunte diversità, sacrificando l’esigenza del principio dell’unità di intenti, quell’unità che crea la forza, l’energia necessaria per affrontare le difficoltà e vincere le battaglie.

Il problema dell’unità delle forze e degli intenti si pose sin dalle origini della lotta partigiana e i comandanti e i responsabili di allora non esitarono a comprendere che senza la concreta unità di tutte le forze antifasciste la lotta contro il nazifascismo sarebbe stata frammentaria e inefficace.

Spero che quella lezione che arriva da tanto lontano ci possa aiutare a creare un argine unitario per contrastare quei progetti politici eversivi che perseguono l’obiettivo di svuotare di senso la nostra costituzione per trasformarci da titolari di diritti in servi della gleba. Questo recupero di dignità e di rappresentanza ce lo impongono tutti coloro che sui monti, nelle pianure, nelle carceri, nei campi di concentramento, impiccati ai pali del telefono o agli alberi nelle piazze di tanti paesi come stracci senza valore nel lontano 43 - 45 hanno rivestito di sogni, di ideali, di miti le loro sofferenze affidando a noi il compito di realizzare le loro speranze.

Morte al fascismo e libertà ai popoli!