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Luglio
06
2010

Lunedì 12 luglio ore 20.30: "Cessarè"

Scritto da c.s.o.a. Angelina Cartella

“CESSARÈ”, un viaggio nella Locride degli anni '70, il racconto di un '68 sconosciuto dell'estrema periferia italiana.
Lunedì 12 luglio alle 20.30
proiezione ed incontro con la regista Rina Amato, Natale Bianchi, Arturo Lavorato e Felice D'Agostino

Cessarè è la narrazione di un viaggio nel tempo: individuale e collettivo, etico e civile; è una riflessione sulla complessità dei processi storici, sulle sue sospensioni e sulla capacità dei movimenti di base, in tutti i Sud del mondo, di liberarsi dai soprusi e dalle ingiustizie e di avviare percorsi per l’acquisizione dei diritti fondamentali dell’uomo e di principi di giustizia sociale.

Cessarè è la narrazione di un viaggio nei luoghi, la Locride degli anni ’70; è il racconto di un ’68 sconosciuto dell’estrema periferia italiana: lo jonio reggino; è il percorso di emancipazione della generazione delle madri e delle figlie; è il cammino di liberazione degli indifesi, riuniti nelle comunità cristiane di base, dalle catene oppressive dei poteri tradizionali; è la “disperata vitalità” dei giovani dei collettivi operai-studenti della zona jonica; è la storia del coraggio civile di un piccolo comune, Gioiosa Jonica, che il 27 dicembre 1975 indice il primo sciopero generale contro la mafia in Calabria; è la determinazione di un sindaco, Francesco Modafferi, che si oppone con passione civile alla ‘ndrangheta; è il mulino, sono gli orologi di Rocco Gatto, ucciso dalla ‘ndrangheta il 12 marzo 1977; è l’ottimismo di Natale Bianchi, ex prete sospeso a divinis, il suo continuo incitamento ad andare avanti, a prendere in mano il proprio destino per liberarsi da tutte le forme di oppressione; è lo sguardo aperto e luminoso di Ciccio Gatto sul fratello e sul mondo.

Il nome “Cessarè” è proprio di un luogo geografico: una collina nel territorio del comune di Gioiosa Jonica (RC), coperta da vigneti e castagneti, che negli anni ‘70 subisce l’occupazione della ‘ndrangheta locale, ma è anche il luogo dove inizia la silenziosa marcia di denuncia della popolazione civile di Gioiosa Jonica che seppe unire assieme interi comuni e territori, associazioni, comunità di base, sindacati, partiti, studenti - come ricostruiscono nel libro-inchiesta “Cessarè” i giornalisti Bruno Gemelli e Pietro Melia (Frama Sud, 1980).

A quella stagione di lotte democratiche e civili dei cittadini calabresi fecero seguito la rassegnazione e il silenzio dei decenni successivi.
Da quel profondo silenzio, che ha generato senso di vuoto, perdita di punti di riferimento identitari certi per intere generazioni, è nata la necessità di fare la mappa visiva di quell’itinerario civile.
Cessarè, più che soffermarsi sugli aspetti cronachistici di quel decennio, si pone l’obiettivo di indagare il clima, le motivazioni profonde e le contraddizioni interne di quel complesso periodo storico, indagando sul rapporto tra memoria e rimozione, senza eccedere con la retorica, ma aprendo semplicemente alla narrazione e alla riflessione, per far si che la trasmissione della memoria storica possa produrre nuovo radicamento tra i giovani.

Cessarè, attivando memorie , rende omaggio a tutte quelle persone che, con mille piccoli gesti quotidiani di onestà e impegno, danno senso al “tempo etico” dell’uomo.

Il film, indipendente, prodotto dall’Associazione “Arti gia nate” onlus con il contributo IMAIE (anno di produzione 2008, anno di uscita 2009, Italia, durata 98’), è stato girato in digitale tra l’ autunno del 2006 e il 2007, da una piccola troupe composta dalla regista e da giovani operatori e video makers calabresi, dotata di pochi mezzi tecnici, ma di forti motivazioni e capitale umano. Molto curato nel montaggio e nella colonna sonora, il documentario si avvale, attraverso il metodo dell’osservazione partecipante, delle testimonianze dirette dei protagonisti principali di quella stagione di forte impegno civile, di acute analisi interpretative di storici, sociologi, antropologi, giornalisti, delle voci delle donne, e di una ricca documentazione cartacea, sonora, audiovisiva e fotografica, inedita e proveniente da archivi privati.

Cessarè è il frutto di una ricerca socio-antropologica effettuata nella Locride, nell’arco di dieci anni, dall’autrice e regista Rina Amato, e rappresenta il primo capitolo di un progetto sulla memoria che raccoglie testimonianze audiovisive su quaranta anni di storia sociale calabrese, dagli anni ’70 a ritroso fino agli anni ’40. Per avviare questo progetto l’autrice ha fondato l’Associazione “Arti già nate” onlus impegnata nella realizzazione di progetti di tutela, promozione e valorizzazione del patrimonio storico, artistico, culturale ed ambientale della Calabria. Fondamentali, per produrre Cessarè, sono stati il contributo dell’IMAIE (Istituto per la Tutela dei Diritti degli Artisti Interpreti Esecutori) e la solidarietà costante di molti amici sostenitori.

Rina Amato, nata in Calabria , vive e lavora a Roma ma rimane legata alla sua terra dal costante impegno sociale e culturale per una rinascita etica e civile. Ha unito a una formazione socio-politica e antropologica l’interesse verso la ricerca di linguaggi artistici ed espressivi nuovi. Assieme a vari artisti, ha prodotto e promosso arte e cultura indipendente e di impegno civile. Il suo naturale legame con l’immagine fotografica e con la ricerca sociale l’hanno portata a sviluppare un profondo interesse per il documentario.
Ha partecipato alla realizzazione collettiva di vari cortometraggi, ha diretto video su tematiche sociali e culturali per associazioni e gruppi; ha collaborato con diverse case di produzione cinematografica, festival e rassegne di cinema, curando la promozione, l’organizzazione e l’ufficio stampa. Ha seguito corsi e seminari di sceneggiatura e regia. Cessarè è il suo primo lungometraggio, in cui ha cercato di far confluire tutte le esperienze umane e professionali maturate in questi anni. Riguardo alle motivazioni che l’hanno spinta ad avviare questo progetto afferma: “prima di avviare la ricerca audiovisiva, mi sono posta una serie di domande e sono giunta a una serie di riflessioni. Mi sono chiesta,soprattutto, perché i calabresi hanno interiorizzato e fatto proprio il tema della “perdita” e della conseguente rimozione della propria memoria storica. Io ho vissuto in Calabria, la comunità che documento, qual è la differenza fra come le persone vedono il luogo in cui vivonoe il modo in cui altri lo rappresentano? Chi è che racconta la storia della comunità? E quali sono le sue responsabilità?"