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Giugno
09
2014

Maria Carmela Lanzetta, Ministro degli Affari… Privati

Scritto da Coordinamento calabrese Acqua Pubblica “Bruno Arcuri”

IL GOVERNO IMPUGNA LA LEGGE DELLA REGIONE LAZIO

Non possiamo che accogliere con sdegno la decisione del Governo Renzi di impugnare la legge regionale del Lazio, "Tutela, governo e gestione pubblica delle acque" d'iniziativa consiliare e popolare perché, a dire dei nostri Ministri, numerose disposizioni previste all’interno di questa legge contrastano con le regole riservate alla legislazione statale in materia di tutela della concorrenza, dell'ambiente e dell'ordinamento civile.

È evidente come quel 41% conseguito alle recenti elezioni europee abbia spazzato le ultime, esigue remore e impresso un’accelerazione verso quelle politiche liberiste fatte di maggiore austerity e privatizzazioni. E il principale ostacolo da rimuovere, da cancellare dalla mente degli italiani, è quel maledetto, per loro, risultato referendario del 2011, che comunque ebbe in termini assoluti un maggiore consenso (26 milioni di voti) dell’ultimo modesto 41% (circa 11 milioni di voti).

Da calabresi ci fa ancor più rabbia leggere che a proporre questa deliberazione sia stata la “nostra” Maria Carmela Lanzetta. Noi quel testo di legge lo conosciamo bene, visto che è molto simile a quello da noi proposto e sottoscritto da 12mila cittadini calabresi, e che ancora aspetta di essere discusso in Consiglio regionale, ed è un testo di legge che contrasta con una sola cosa: gli interessi dei privati nelle gestione dell’acqua.

Il Ministro Lanzetta dovrebbe ben sapere cosa significhi una gestione privatistica del bene acqua, con una società che ti minaccia la chiusura dei rubinetti se non paghi. È proprio quello che è successo a lei, quando era Sindaco del comune di Monasterace, con la Sorical che reclamava un credito di circa un milione di euro: una bella somma per un Comune di soli 3.500 abitanti, accumulatasi per varie cause e sotto varie amministrazioni, ma che ha costretto l’allora Sindaco a un piano di rientro pesantissimo e bollette per i cittadini da un migliaio di euro.

Un debito gonfiato a dismisura anche a causa di una tariffa determinata dalla Regione Calabria e/o dalla Sorical, e quindi illegittima perché, come dovrebbe essere noto al Ministro e come doveva essere noto all’ex-Sindaco, l’unica istituzione competente ad adeguare le tariffe idriche è il legislatore statale. Così si continuano a mantenere condizioni di completa ed assoluta illegittimità senza alcuna opposizione istituzionale, come appunto le tariffe idriche applicate ai Comuni calabresi, causando un notevolissimo maggiore esborso dei calabresi, mentre ci si appella alla legge quando c’è da contrastare chi chiede il rispetto di un voto, quello della maggioranza assoluta degli italiani, che va contro gli interessi delle grandi compagnie.

In tutta onestà, infine, ci saremmo aspettati dal Ministro “antimafia” l’impugnativa della legge Orsomarso, che autorizza il ricorso agli impianti privati – che in Calabria sappiamo bene a chi appartengono – per la gestione rifiuti, quella sì in aperto contrasto con la legislazione in materia ambientale. Ma ancora una volta così non è stato.

Ci auguriamo che la Corte Costituzionale valuti in base al Diritto e non alle pressioni di quei potentati che vedono in questa legge un pericoloso precedente. Allo stesso tempo facciamo appello a tutto il popolo dell’acqua a un impegno ancora maggiore: se queste sono le premesse, dobbiamo mettere in campo tutte le nostre energie per difendere quei diritti fondamentali, come l’acqua, che rischiano di essere cancellati dalle politiche liberiste di Renzi e sodali.

Terre di Calabria, 9 giugno 2014

www.abccalabria.org


di seguito la risposta del Ministro Lanzetta

Presidenza del Consiglio dei Ministri
Il Ministro per gli Affari Regionali Ufficio stampa

 

Nessuna discrezionalità, tantomeno da parte del Ministro Maria Carmela Lanzetta, nella decisione del Consiglio dei Ministri di venerdì scorso di impugnare la legge regionale del Lazio “Tutela, governo e gestione pubblica delle acque”, che scaturisce semplicemente da un’esigenza di coerenza della norma con i principi costituzionali.

Lo precisa in una nota il Ministero per gli Affari regionali, in replica alle critiche espresse dal Coordinamento per l'acqua pubblica "Bruno Arcuri".

Allo scopo di chiarire l’iter seguito, la nota riepiloga anche la normativa vigente, sottolineando che l'esame di una legge regionale viene effettuato dagli uffici del Dipartimento degli affari regionali e sport, i quali raccolgono i pareri dei vari Ministeri competenti per materia. Dopo un'accurata istruttoria e un eventuale contraddittorio tra la Regione e il Ministero che manifesta la sua volontà di impugnare la legge, se non vengono superati i rilievi, la legge viene proposta al Consiglio dei ministri per l'impugnativa. Nel caso specifico la legge regionale del Lazio presentava numerosi punti in contrasto con la legge statale e con le direttive comunitarie. Alcuni punti sono stati superati con interventi di rettifica della Regione Lazio, ma il ministero dell'Ambiente e l'Autorità per l'energia elettrica, il gas e il sistema idrico (un’Autorità indipendente) hanno richiesto comunque l'impugnativa.

Quanto alle motivazioni giuridiche dell'impugnativa, in generale si possono sintetizzare dicendo che la legge regionale è intervenuta in ambito di tutela della concorrenza e dell'ambiente di competenza esclusiva dello Stato violando l'art. 117 della Costituzione. In particolare la Regione prevede ex lege un affidamento diretto delle concessioni all'autorità d'ambito. Una costante giurisprudenza costituzionale ha affermato invece che le disposizioni relative alle modalità di affidamento delle concessioni di derivazioni delle acque rientrano nella materia "tutela della concorrenza", di competenza esclusiva dello Stato.

 

Ufficio Stampa del Ministro per gli Affari Regionali
Via della Stamperia, 8 Roma 00187