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Dicembre
02
2009

Un appello a non sottovalutare un serio allarme

Scritto da TerritoRioT

Con una dichiarazione del ministro Matteoli si dà inizio ai lavori relativi alla costruzione del ponte sullo stretto: la data di apertura dei cantieri viene fissata al prossimo 23 dicembre.

L’impegno di risorse e le dimensioni dell’opera impongono la chiarezza sulla procedura e validità tecnica e giuridica di quanto si sta per compiere: non si possono chiedere ai cittadini dell’area dello stretto sacrifici e rinunzie a tempo indeterminato a causa del conseguente sconvolgimento del territorio, né all’intera nazione di rinunziare all’uso più urgente di notevole quantità di denaro pubblico se l’opera, utile o meno in futuro, non ha le necessarie – prioritarie- garanzie di fattibilità in sicurezza, poiché sono in gioco anche i beni e la vita di coloro che di quest’opera dovrebbero usufruire.

In atto, appare irresponsabile la decisione del governo di prendere simili decisioni senza il pronunciamento indispensabile del Consiglio Superiore LL.PP. quale suo massimo organo tecnico-scientifico ufficiale, al quale istituzionalmente è demandato, soprattutto, il compito di esaminare, e darne parere scientifico di merito, i progetti delle grandi opere di interesse nazionale. Né tale pronunciamento sarebbe stato possibile in mancanza di un progetto definitivo: tale mancanza è esplicitamente dichiarata negli atti di conferimento in appalto dei lavori (in data marzo 2006). Infatti, nel contratto stipulato tra la Stretto di Messina spa e la cordata di imprese capeggiata dall’Impregilo, è scritto che l’esecuzione delle opere (quelle relative al ponte sospeso ed alle altre notevoli e numerose connesse e complementari) è subordinata alla elaborazione -a cura dell’impresa appaltatrice con il corrispettivo di 63 mln- dei progetti esecutivi ed alla loro approvazione da parte di organi ritenuti della massima competenza, scelti dal CIPE super partes e cioè estranei ad ogni rapporto precedente e successivo con la società Stretto di Messina.

Una procedura che appalta lavori e li avvia senza un programma esecutivo definito, senza copertura finanziaria, appare viziata da motivi oscuri, fuorvianti, non sostenibili da urgenza, pertanto non condivisibili, inammissibili in termini giuridici e neppure consentiti da una legge abnorme come la legge Obiettivo. I dati di un progetto esecutivo e definitivo sono essenziali per indicare nei minimi dettagli l’impatto tecnico dell’opera sull’insieme delle componenti che la definiscono, con computi metrici non aleatori (l’importo delle opere non può che desumersi dalle reali misure delle relative categorie di lavori con la sommatoria dei prezzi applicati e non da progetti di massima: ne deriva l’incertezza dell’ammontare dell’appalto che parte da 2,6 mld di euro nel 2002, raggiunge i 4,9 mld nel 2006 e ora già supera i 6,3 mld). In mancanza, ne consegue l’indeterminazione dei tempi di esecuzione delle opere.

Il prof. Guido Signorino, ordinario di Economia Regionale nell’Università di Messina ha ampiamente illustrato, in occasioni ufficiali, questi aspetti ed altri ancora più pertinenti quali motivi del suo dissenso, cui non ha fatto seguito nessun riscontro o controdeduzione.

Se soltanto ci si dovesse limitare alle precedenti considerazioni, vi sono tutti gli elementi per gridare allo scandalo, suffragato dal fatto che la progettazione complessiva ed esecutiva delle opere (indispensabile anche per configurarne l’aspetto funzionale e il positivo rapporto costi-benefici) non è stata effettuata dalla società responsabile, malgrado quarant’anni di ricerche, un centinaio di consulenti di alta competenza scientifica, uffici, impiegati, amministratori, denaro a profusione e senza controlli.

Ma lo scandalo supera ogni limite quando si affronta il problema delle dichiarazioni di fattibilità di un’opera di tali dimensioni – unica al mondo – e di tale impatto sul territorio e sulle pubbliche finanze, quando non risultano risolte le problematiche connesse al rischio sismico e alla compatibilità geotecnica, nella fattispecie, di altissima complessità; quando rimane il ragionato dubbio se vi sarà mai un progetto esecutivo reso attuabile dall’assenso scientifico conclamato.

Solo personaggi non qualificati, politici o giornalisti di massimo o minimo livello, potranno continuare a sostenere irresponsabilmente che l’opera, offerta al pubblico con un discutibile modello in scala e in un ambiente idilliaco, è in grado di resistere ai terremoti di grandi intensità (?!) ed a raffiche di vento a 240 km/ora: si diffonde così una pessima e deviante informazione. Chiunque, però, abbia dimestichezza con problemi che riguardano qualunque tipo di costruzioni sa bene che nessuna opera di ingegneria, anche modesta, può essere attuata se non dopo l’approvazione, da parte degli organi competenti, del relativo progetto esecutivo dal quale emerga, senza alcun dubbio, la soluzione di ogni problematica tecnica, geodinamica, geologica e il rispetto della legislazione che ne supporta l’assenso. Questo è il presupposto di fattibilità e, in questo caso, deve essere corredato dalla prova che i progettisti, con i loro elaborati, resi definitivi, avranno tenuto in conto tutti gli eventi prevedibili (la risposta della struttura con la certezza che non si verifichino le condizioni di risonanza sismica e aerodinamica, il cui instaurarsi ne comporta l’inevitabile crollo, la tenuta nel tempo di milioni di saldature in ambiente aggressivo e sollecitate a fatica, l’espletamento in sicurezza e continuità degli interventi di manutenzione e il loro costo di esercizio, la responsabilità e l’onere del controllo costante ed efficace, l’ampiezza, le caratteristiche, delle massime oscillazioni e la loro compatibilità con il traffico gommato e ferroviario anche in casi di terremoti attesi di qualsiasi entità) ed anche quelli ritenuti poco probabili, quali un sisma eguale o superiore al 7,5 gradi Richter.

Non si può prescindere da questo percorso obbligato che oltrepassa leggi strumentali e procedure permissive che si configurano pericolose per le conseguenze, lesive degli interessi dei cittadini e contrarie ai principi costituzionali. Né è legittimo fare riferimento ai ponti sospesi esistenti, sia perché sono state segnalate in tutti i casi situazioni critiche manutentive e di esercizio, sia per la eccezionalità della lunghezza dell’unica campata.

Si fanno avanti, invece, autorevoli dissensi, perplessità, richieste di chiarimenti, dichiarazioni di ripensamenti: il professor Remo Calzona, ordinario di Tecnica delle Costruzioni presso l’Università di Roma, membro del comitato scientifico della Stretto di Messina (in una sua recente pubblicazione: La ricerca non ha fine. Il ponte sullo Stretto di Messina), denunzia l’instabilità sismica delle torri di ancoraggio del ponte sospeso e la sua non fattibilità; molti dubbi provengono da noti geologi, da ricercatori e studiosi, da ambienti accademici qualificati, semplicemente ignorati da chi è tenuto a dare risposte ovvero a dibatterne il contenuto.

Per restare nell’ambito dell’Università di Messina, il professor Giancarlo Neri, ordinario della facoltà di scienze, autore e coautore di numerose pubblicazioni sui problemi geodinamici e sismotettonici nell’area dello Stretto e del tirreno meridionale, in occasione dell’inaugurazione dell’anno accademico 2009-2010 (21 novembre ’09), ha illustrato, tra l’altro – nella sua prolusione dal titolo RISCHIO SISMICO E IDROGEOLOGICO – Osservazioni, interpretazioni ed esigenze di studi futuri nel Messinese – “…una mappa strutturale schematica delle principali strutture di faglia […] frutto di una complessa opera di analisi interpretativa e di sintesi,[che] dunque possiede in se un certo grado di soggettività….” Le faglie sono le fratture della crosta terrestre, ciascuna potenziale origine di terremoti. Nella mappa, in un’area comprendente la Sicilia, la Calabria meridionale e il mare circostante, si conta un centinaio di faglie. “Tuttavia, poiché le faglie sismogenetiche possono rimanere silenti anche per periodi di tempo molto lunghi (decenni ed oltre), lo studio della sismicità recente di una regione (ovvero della sismicità analizzata con il supporto delle registrazioni strumentali) può non rivelare tutte le strutture sismogenetiche presenti nella regione stessa.” Per quanto riguarda il ponte sullo Stretto ciò indica la insufficienza, in atto, di conoscenze essenziali, non soggettive, sull’origine, intensità, caratteristiche dei possibili terremoti nell’area dello Stretto e quindi l’impossibilità di definire, in termini scientificamente validi e non approssimati, la risposta sismica di una struttura, come è richiesto da opere di così eccezionale rilievo. A quanto descrive il prof. Neri si aggiunge una recente ricerca condotta dal Centro Nazionale Terremoti, Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia, con un progetto che “…. ha anche l’obiettivo di migliorare la conoscenza del campo di deformazione dell’area Calabro-Peloritana[..] dominato da alcuni processi geodinamici che interagiscono tra loro e la cui definizione non è ancora completa[…] e di formulare una stima più precisa e documentata del tasso di deformazione attuale dello Stretto di Messina.

I problemi fondamentali irrisolti impediscono, quindi, la stesura di un progetto definitivo e l’avvio dei lavori, forse mascherando interessi diversi da quelli che si vogliono fare apparire, rappresenta un inutile scempio operato su un territorio già fisicamente dissestato.

Sarebbe necessario, ai fini di un corretto e trasparente rapporto tra le istituzioni pubbliche e i cittadini, che alle opinioni ed ai giudizi degli studiosi, alla luce dei fatti, si aggiungessero quelli dei partiti politici, di maggioranza e di opposizione, su una vicenda tanto complessa da coinvolgere non soltanto l’opinione pubblica ma l’interesse dell’intero paese.

Messina 24 novembre ’09

Claudio Villari, ingegnere. ITALIA NOSTRA- Sez. di Messina