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Aprile
17
2011

Appello per il corteo nazionale NO PONTE

Scritto da ReteNoPonte - Comunità dello stretto

L’iter della costruzione del Ponte sullo Stretto ha già dilapidato svariate centinaia di milioni di euro; 110 di questi solo nell’ultimo anno per la redazione del progetto definitivo e i sondaggi geognostici che hanno riempito le città di Messina e Villa San Giovanni di trivelle. Da questa enorme quantità di denaro già spesa gli abitanti dei luoghi interessati dalla grande infrastruttura non hanno ricavato alcun vantaggio. Vantaggio hanno invece ricavato gli studi di progettazione, il General Contractor Eurolink e personaggi come l’Amministratore Delegato della Stretto di Messina S.p.a. Pietro Ciucci che ha ricoperto più di un incarico di commissario. Tra i costi va annoverata anche la cessione di immobili ad Eurolink, senza contropartita significativa, da parte dell’Università di Messina. L’incubatore d’impresa, originariamente destinato a favorire la nascita di attività imprenditoriali di giovani neolaureati, è diventato di fatto centro direzionale per i lavori del Ponte.

Le incognite sull’attuale progetto del Ponte sullo Stretto di Messina sono state ampiamente sottolineate da Remo Calzona, fino a poco tempo fa uno tra i principali progettisti e componente della Commissione A.N.A.S. per il parere sulla grande infrastruttura. In particolare i fenomeni del cosiddetto “galloping” e del “flutter” renderebbero il Ponte a campata unica di 3000 metri fragile e inservibile. Inoltre il Ponte si solleverà troppo poco dal mare, rendendo impossibile la navigazione alle più alte navi da crociera.

Il Ponte sullo Stretto è evidentemente opera con pesante impatto sul territorio, come le dimensioni previste (oltre 380 metri le torri, oltre 3 Km il manufatto d’attraversamento) spiegano già da sole. La forte compromissione degli aspetti paesaggistici si somma all’opera di devastazione che i cantieri causerebbero in un’area (la riserva protetta di Capo Peloro) già molto fragile e già colpita da un eccesso di cementificazione. Stesso discorso può essere fatto per la Costa Viola sulla sponda calabrese. I reticoli stradali e ferroviari d’accesso, inoltre, uniti alle discariche previste sulle colline aggraverebbero ancora di più i rischi di dissesto idrogeologico già manifestatisi tragicamente il primo ottobre 2009 ed evidenziatisi con terribile forza il primo marzo di quest’anno.

Ma il Ponte sullo Stretto prima ancora che opera devastante (che si vorrebbe mitigare con risibili iniziative di compensazione) è opera inutile. Soprattutto se confrontata con gli investimenti necessari per la costruzione. Quello che ormai viene definito "il Mostro sullo Stretto” collegherebbe, infatti, due regioni a bassa infrastrutturazione. Da questo punto di vista lo Stretto di Messina non causa un rallentamento significativo nei trasporti. Trasporti, peraltro, che da anni tendono a privilegiare i vettori aereo e navale. E’ proprio questa contrazione dei transiti nello Stretto di Messina, inoltre, che ha reso inservibili le previsioni di rientro economico fatte ai tempi del progetto preliminare ed ha, quindi, reso vana ogni aspettativa di interessamento del capitale privato (che non sia mera speculazione) per un’operazione economica che sarebbe evidentemente in perdita.

Le risorse già spese e quelle previste (oltre 6 miliardi di euro) sono, quindi, prevedibilmente, per intero risorse pubbliche. Un tale investimento avrebbe, per ammissione degli stessi soggetti promotori, un ritorno, in termini occupazionali pari a circa 4500 unità lavorative, un rapporto investimento/occupazione totalmente squilibrato se si pensa che con 250 milioni di euro investiti nella riqualificazione urbana si darebbe lavoro ad oltre 3000 operai, senza parlare di tutte le emergenze della provincia. Un così basso ritorno in termini di occupazione è tipico delle grandi opere come il Ponte sullo Stretto. Inoltre, la carenza sul nostro territorio delle professionalità previste renderebbe molto bassa la creazione di posti di lavoro per manodopera locale (un esempio, per la piazza messinese, è stato rappresentato dai cantieri per i sondaggi geognostici che hanno impegnato 5 messinesi su 125 addetti). A tutto ciò va aggiunto che la prospettiva del Ponte sta già oggi determinando la perdita di oltre mille posti di lavoro nella navigazione. Si vede bene, quindi, come l’area dello Stretto non tragga alcun vantaggio dalla costruzione del Ponte.

Al Ponte guardano, inoltre, le cosche mafiose siciliane e calabresi che puntano ad intercettare gli investimenti che si riverserebbero nell’area dello Stretto. L’inchiesta “Brooklyn” sul tentativo d’infiltrazione della mafia italo-canadese ha, d’altronde, evidenziato l’interesse di alcuni settori criminali ad entrare nell’affare come soci finanziatori, accreditandosi in tal modo come soggetto di riferimento.

Il Movimento contro il Ponte, che in questi anni ha ripetutamente manifestato portando in piazza decine di migliaia di persone, contrappone a tale prospettiva devastante la proposta di utilizzare le risorse destinate alla grande infrastruttura per la messa in sicurezza sismica e idrogeologica del territorio, il potenziamento dei trasporti pubblici nello Stretto, un piano di riqualificazione urbana a partire dall’edilizia scolastica (tutte opere con saldo occupazionale nettamente superiore a quanto previsto per le grandi opere). Il Movimento chiede, inoltre, che venga soppressa la Stretto di Messina S.p.a. e che le opere vengano programmate attraverso meccanismi di partecipazione democratica (impossibili laddove vigono Legge obiettivo e General Contractor, espressioni di una politica di verticalizzazione delle scelte).